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14 febbraio, festa degli innamorati?

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Pubblicato da in - Investigate le Scritture ·
Tags: FestaconsumismoValentinoPaganesimo
 Un’altra “pseudo festa del consumo indotto” mossa dalle industrie per incrementare la produzione, insieme con gli sprechi, ma non solo…
 
 
Da alcuni anni, sulla scia degli Stati Uniti, il 14 febbraio si celebra la festa di San Valentino, festa popolare e laica che incrementa i consumi e, di conseguenza, la produzione.
 
 
In realtà, il calendario liturgico cattolico ha sfrattato, con una riforma del 1970, il santo Valentino perché ritenuto poco significativo per la fede cattolica e lo ha sostituito con altri, tuttavia la cancellazione non ha avuto alcun effetto sui calendari, perché troppe erano le usanze e troppi gli interessi connessi alla ricorrenza.
 
 
Per conoscere l’origine e capire il significato di una festa come san Valentino bisogna chiedere l’aiuto dell’antropologia culturale, disciplina che studia la cultura delle società e che tra i suoi ambiti annovera anche lo studio delle tradizioni e dei riti religiosi derivanti dall’incontro fra tradizioni locali e religione cattolica.
 
 
Su san Valentino si hanno poche notizie certe e molte leggende, spesso abbastanza confuse.
 
 
C’è chi lo identifica con un taumaturgo che viveva a Terni, decapitato a Roma perché si rifiutava di sacrificare agli dei, e chi invece crede sia il benefattore che finanziò nel III secolo la costruzione di una basilica sulla via Flaminia, che da lui prese il nome, e che fu decapitato per ordine di un imperatore romano.
 
 
Nella leggenda le due figure si sono confuse fino a dare origine a un solo san Valentino, del quale si parla nella “Legenda aurea” (o “Legenda Sanctorum”) di Jacopo da Varagine (o da Varazze, 1230 ca. - 1298), scrittore medievale dell’ordine domenicano.
 
 
Negli anni 1255-66 egli fu autore di un’opera leggendaria e agiografica sulla vita di 182 santi del calendario liturgico che ebbe una grandissima diffusione e che, tradotta in varie lingue, esercitò un importante influsso sulla letteratura religiosa italiana ed europea. Divenuto popolare in tutta Europa grazie ai frati benedettini, custodi della basilica di Terni nel primo medioevo, il culto di san Valentino avrebbe raggiunto anche l’Inghilterra.
 
La festa cade in un periodo particolare dell’anno, quando la natura comincia a dare i primi segni di risveglio dal letargo invernale. Verso la metà di febbraio il sole comincia a riscaldare la terra facendo sbocciare i primissimi fiori, così san Valentino è diventato il santo che preannuncia la primavera.
 
 
Per “san Valentin la lodola fa il nidin”, afferma un proverbio veneto, uno dei tanti presenti in tutta la penisola.
 
 
Per gli antichi romani febbraio, il mese in cui ci si preparava all’arrivo della primavera, la stagione della rinascita, era l'ultimo dell'anno e verso la sua metà iniziavano le celebrazioni dei “lupercali”, tra le più importanti festività religiose romane insieme con i “saturnali” celebrati dal 17 al 23 dicembre, che trovano ancora eco nelle festività del Natale e di fine anno.
 
 
I “lupercali” erano un'antica festività in onore di Luperco, dio pastorale degli italici e “nipote” del dio Saturno, che si celebrava il 15 febbraio in una grotta sul colle Palatino, dove si credeva che i leggendari fondatori di Roma, i gemelli Romolo e Remo, fossero stati allattati da una lupa.
 
 
Il vero “evento” per la gioventù romana di allora era una specie di lotteria dell’amore nella quale i nomi dei giovani e delle giovani venivano messi in un’urna e mescolati, quindi un bambino li pescava e si formavano a caso alcune coppie che avrebbero vissuto in intimità per un intero anno come rito di fertilità.
 
 
In seguito al processo di sovrapposizione tra cultura cristiana e pagana che la storia conosce molto bene, la festa romana di metà febbraio fu sostituita con quella di un santo, Valentino appunto, che tra i suoi meriti avrebbe avuto, secondo la tradizione, quello della celebrazione di molti matrimoni di giovani coppie alle quali l’imperatore aveva negato il consenso.
 
 
Da allora il martire Valentino è divenuto il patrono degli innamorati, ispirando anche l’usanza dei bigliettini teneri e spiritosi, i “valentini”, documentata in Inghilterra sin dal XV secolo.
 
 
In seguito la festa è “emigrata” in America e, come tante altre ricorrenze, è ritornata in Europa trasformata in celebrazione che non si accontenta più dei “valentini” o di un fiore ma chiede il regalo costoso, come in altre “pseudo feste del consumo indotto”.
 
I cristiani “nati di nuovo” non si fanno coinvolgere in simili celebrazioni perché l’Evangelo ha fatto conoscere loro “la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo” cosicché non vadano “dietro a favole abilmente inventate” ma siano “testimoni oculari della Sua maestà” (2 Pietro 1:16).
 
 
 
Enzo Martucci



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