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Quando qualcuno ti ferisce (Salmo 35)

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Pubblicato da in - Investigate le Scritture ·
Un visitatore del Parco Nazionale dello Yellowstone osservò come si nutrono gli orsi grigi. La guida del parco spiegò che gli orsi grigi possono battere qualsiasi animale nell’ovest ad eccezione del bufalo e dell’orso Kodiac. Più tardi il visitatore notò che l’orso grigio permetteva ad un animale di mangiare con lui, la moffetta, simile alla puzzola. Non poteva forse l’orso catturare la moffetta e vincere? Certamente. Probabilmente era irritato dalla sua presenza e dal fatto che doveva dividere il suo cibo, ma nonostante ciò non l’attaccò. Perché? Conosceva, evidentemente, l’alto costo di una zuffa e uscire alla pari, e pensò che non ne valeva la pena.
 
Molti di noi non hanno ancora imparato questa importante lezione. Davide sì. Il Salmo 35 contiene le riflessioni di Davide sulle “moffette” umane. Persone che una volta si erano mostrate amiche (v. 12) ora combattono contro di lui (v. 1), cercano la sua vita e macchinano la sua rovina (v. 4), costruiscono per lui delle trappole per farvelo cadere (v. 7), persone malvagie lo accusano falsamente (vv. 11, 20), lo scherniscono e si prendono gioco di lui (v. 15), si rallegrano delle sue calamità (vv. 19, 21, 25) e si considerano superiori (v. 26). Queste persone inique erano proprio le stesse persone che egli aveva aiutato (v. 12), aveva pianto e si era addolorato per i loro dolori (vv. 13, 14), ma ora con gioia lo attaccano nell’ora del bisogno.
 
 
L’amarezza del rifiuto
 
Davide soffre per tale rifiuto, reso ancor più pungente perché “senza cagione, m’hanno teso di nascosto la loro rete, senza cagione hanno scavato una fossa per togliermi la vita… quelli che a torto mi sono nemici… quelli che a torto mi odian senza cagione” (vv. 7, 19).
 
Gesù sperimentò in maniera ancora più intensa ciò che Davide aveva passato: “Se non avessi fatto tra loro le opere che nessun altro ha fatte mai, non avrebbero colpa; ma ora le hanno vedute, ed hanno odiato e me e il Padre mio. Ma quest’è avvenuto affinché sia adempiuta la parola scritta nella loro legge: ‘M’hanno odiato senza cagione’” (Giov. 19:24, 25). Qualcuno ti ha forse odiato senza ragione? Sei forse stato gentile ed amorevole e in cambio sei stato ripagato con le ingiurie e gli insulti? Come hai risposto?
 
 
Il sollievo dal dolore
 
Il salmo 35 non è una guida per sapere come trattare le persone che ci hanno fatto del male. Contiene, però, un ingrediente indispensabile per aiutarci: portare il nostro dolore ai piedi del Signore. Se Davide avesse avuto il vantaggio degli insegnamenti di Gesù, avrebbe potuto aggiungere al salmo 35 le istruzioni di Gesù per poter vincere il male con il bene: 1) amare i nostri nemici, 2) fare del bene a coloro che ci odiano, 3) benedire coloro che ci maledicono, 4) pregare per quelli che ci maltrattano, 5) rispondere con buone azioni alle azioni malvagie che ci vengono rivolte, 6) non aspettarsi alcuna riconoscenza per averli trattati gentilmente, 7) non condannarli, 8) perdonarli e 9) essere generosi della nostra vita e del nostro amore (Luca 6:27-38). Possiamo fare quanto sopra senza sentire la ferita, il dolore o la rabbia? Come possiamo procedere con queste emozioni?
 
L’esempio di Davide ce lo rivela: raccontare tutto al nostro Padre celeste e chiedere il Suo aiuto. Possiamo chiedere a Dio di occuparsi delle persone che ci hanno ferito e ci hanno trattati ingiustamente: “O Eterno, contendi con quelli che contendono con me” (v. 1). Davide non prega: “Aiutami ad abbattere quelli che combattono contro di me”. Egli lascia ogni soluzione al riguardo nelle mani di Dio. Egli prenderà cura del nostro caso quando siamo senza speranza. Come Davide, a volte veniamo a trovarci in deboli circostanze, facili prede dei più forti e allora la ferita ci fa veramente male, soprattutto quando sono le persone che amiamo e stimiamo di più, con le quali siamo unite da profondi legami di amicizia e fratellanza, approfittano di noi.
 
 
Il canto della speranza
 
Davide, comunque, non permette che le sue emozioni prendano il sopravvento sulla fiducia nel Signore. Nonostante il dolore e l’angoscia per essere stato tradito, egli canta con quella fiducia che non può essere scossa: il Signore è la nostra salvezza (v. 3), nessuno è come il Signore che libera il misero e il bisognoso (v. 10), Dio si rallegra nel compiacimento dei suoi santi (v. 27), si può fare assegnamento su Lui perché Egli è giusto (vv. 24, 28).
 
Possiamo, solo con le nostre forze, evitare gli attacchi della moffetta? Oppure permettiamo a Dio di trattare con lui o con lei? Combattiamo la tentazione di rendere male per male e confidiamo nell’aiuto del Signore?
 
Permettiamo a Dio di prendersi cura delle nostre difficoltà ed esprimiamo la stessa fiducia di Davide per l’aiuto del Signore: “Allora l’anima mia festeggerà nell’Eterno, e si rallegrerà nella sua salvezza. Tutte le mie ossa diranno: ‘O Eterno, chi è pari a te che liberi il misero da chi è più forte di lui? E la mia lingua parlerà della tua giustizia, e dirà del continuo la tua lode’” (vv. 9, 10, 28).
 
 
George O. Wood, Sovrintendente Generale AoG USA



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