FOBIE
Le fobie sono paure esagerate d’oggetti specifici
o situazioni.
Ne sono state classificate circa 300, ma la lista potrebbe
continuare all’infinito.
I “fobici” possono soffrire di fobie comuni:
paura esagerata di cose che la maggioranza teme, come la
morte; oppure fobie specifiche, per esempio paura di cose
che in se stesse non generano timori, come spazi aperti
o ascensori, ma che si temono perché vittime d’ansie,
timori che essendosi condotti malvagiamente si sarà certamente
castigati. Si proietta così la propria ansia su
situazioni esterne che sono temute e perciò da evitare.
In ogni caso molte fobie non sono neppure denunziate e
si finisce per accettarle. Le statistiche riferiscono che
i tre quarti di quelli che ne soffrono appartengono al
gentil sesso ma non spiegano i motivi. Silenzio anche sulla
fascia d’età dei più colpiti: tra i
25 e i 45 anni.
Alcuni dati, invece, sulle ragioni che le fanno insorgere:
perdita di una persona cara, un’esperienza traumatica
che produce uno shock, emulazione dei genitori che possono
trasmettere inconsapevolmente i loro conflitti umani.
Purtroppo c’è il rischio che crescendo si
può trasferire la propria paura dalla causa originaria
ad altre situazioni.
Le diverse fobie
Semplificando quello che uno psichiatra ha definito come “un’oscura
selva di conflitti umani”, si può affermare
che l’analisi suddivide le fobie in tre tipi fondamentali:
semplici, sociali, degli spazi aperti.
Le fobie “semplici” sono quelle che si manifestano
in relazione con situazioni od oggetti specifici come la
paura dell’acqua (acquafobia) o dei cani (cinofobia)
o - molto diffusa - la claustrofobia: paura degli spazi
chiusi.
L’uomo comune troverà fuori del normale ed
assurdo avere questo tipo di problemi, ma occorre un cuore
compassionevole per riuscire a capire chi è stretto
in questa morsa. Ogni credente partecipa alla compassione
che animava Gesù in terra e di cui è detto
negli evangeli che ben nove volte la provò.
Le fobie “sociali” sono invece quelle che
si provano in pubblico, anche quando questi è costituito
da una sola persona. E’ il problema di quanti provano
paura ad andare ad una festa, parlare in pubblico, firmare
davanti ad altri temendo che la mano possa tremare. I figliuoli
di Dio ne sono liberi e vivono invece la propria fede,
anche comunitariamente, nelle riunioni di culto che offrono
al Signore e nella comunione fraterna in genere.
Infine, la fobia “degli spazi aperti”, detta
agorafobia. E’ la più difficile da decifrare
e da capire. Letteralmente la parola significa “paura
della piazza del mercato” e gli esperti affermano
trattarsi della paura di quanto la piazza del mercato rappresenta:
folle o perdita della padronanza o sicurezza che generalmente
si prova in un ambiente ristretto. E’ la “paura
della paura”: il panico di chi arriva ad evitare
qualsiasi movimento e ad uscire da casa per timore della
folla che c’è fuori.
E’ indicata come un problema genetico, per alcuni
anomali, per altri alimentare: la caffeina può generare
irrequietezza, paura, nervosismo, ansietà, nausea,
palpitazioni, tremore. Da altri ancora come una malattia
fisica, un disturbo del sistema nervoso. Un ricercatore
ha, infatti, scoperto che iniettando lattato di sodio in
questi soggetti si provocano crisi di panico.
Quali aiuti?
Si potrebbe affermare che ogni fobico abbisogna di una
terapia diversa. Dipende dalla causa originale e del soggetto.
In alcune nazioni ricorrono all’elettroshock: terapia
elettroconvulsivante. Si fa attraversare il cervello da
una debole corrente elettrica che possa generare una modesta
crisi di convulsioni. Per gli effetti conseguenti al suo
uso come la perdita di memoria, in alcuni paesi è vietata
e fortemente limitata.
Alcuni trovano sollievo nella cosiddetta medicina alternativa
quali rimedi naturali, omeopatia....
Non sempre i farmaci sono utili, riferiscono gli psichiatri.
Il numero di chi può ricorrervi si riduce al 70%
per gli effetti collaterali possibili: sintomi di panico,
visione offuscata, insonnia; in ogni modo non è possibile
usarli per periodi troppo lunghi.
In alcuni casi è praticata l’ipnosi, ma degli
esperti non concordano sul suo uso rilevando l'importanza
del coinvolgere la volontà del paziente per raggiungere
risultati efficaci e durevoli. In ogni caso i credenti
evitano quest’ed altro diverso metodo che lasci ad
altri il controllo della propria mente ritenendo che solo
Dio debba avere questa possibilità e che sia pericoloso
ricorrervi.
Sicuramente il fobico deve imparare ad aiutarsi. Rilassare
il fisico può allentare la tensione mentale dice
lo psicologo. Questo può praticarsi controllando
la respirazione. Concentrandosi sul presente ed evitando
di pensare a quanto genera apprensione.
Naturalmente l’aiuto esterno è anche importante.
Almeno per capirsi e imparare a superare le proprie fobie
nell’immaginazione: è la tecnica della desinsibilizzazione.
Occorre saper osare e può essere sconvolgente emotivamente,
ma occorre spiegare che la paura in sé non può nuocere
e che va invece affrontata e vinta.
L’intervento divino
Spesso le fobie sono usate dal Diavolo che approfitta
della debolezza dei fobici per legarli ancora maggiormente
ai propri timori.
In particolari condizioni la paura può costituire
una “porta aperta” per un’opera diabolica
che può essere un’influenza spirituale negativa,
un’ossessione e - in casi estremi - una possessione
demoniaca. La paura è in relazione alla nascita
del peccato: ”..ho udito la tua voce nel giardino
e ho avuto paura, perché ero nudo e mi sono nascosto”.
Gli esperti affermano che non si nasce con la paura anche
se studi avanzati hanno rivelato un’influenza madre-feto.
Certamente Dio non impaurisce: “..non avete ricevuto
uno Spirito di servitù per ricadere nella paura
ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale
gridiamo “Abba! Padre!”. Difatti" Dio
ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d’amore
e d’autocontrollo”.
La paura del fobico è paradossalmente una fede,
anche se negativa. Fu l’esperienza di Giobbe: “Non
appena temo un male esso mi colpisce, e quel che mi spaventa,
mi piomba addosso”. Gli eventi si succedettero rovinosi
uno dopo l’altro facendogli perdere beni, figli,
salute. Solo l’intervento divino che Gli parlò personalmente
lo aiutò ad uscirne.
In ogni caso va detto con chiarezza che “..per questo è stato
manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere
del diavolo” e “liberare tutti quelli che dal
timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro
vita”.
Per realizzare questa libertà basta chiederla,come
i Discepoli nella tempesta: “..si sollevò una
cosi gran burrasca, che la barca era coperta dalle onde;
ma Gesù dormiva. "... i suoi discepoli avvicinatisi,
lo svegliarono dicendo: “Signore, salvaci, siamo
perduti”.Allora come oggi Egli interviene: “Sgridò i
venti ed il mare, e si fece gran bonaccia”.
E’ giusto non nascondere che il problema di alcuni è “mantenere” la
liberazione. Sarà d’aiuto la fede nella Parola
di Dio: “..la legge dello Spirito della vita in Cristo
Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e dalla
morte”.
Anche un’attitudine mentale giusta sarà importante: “Lo
spirito dell’uomo lo sostiene quand’egli è infermo;
ma lo spirito dell’uomo chi lo solleverà?” Invece è scritto
che “Un cuore allegro è un buon rimedio, ma
uno spirito abbattuto fiacca le ossa”.
C’è perciò una relazione tra l’essere
fisico e la mente che deve essere illuminata da Colui che
dice: “Conoscerete la verità e la verità vi
farà liberi”.
Davide Di Iorio