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La preghiera che Gesù non fece

Adi Reggio Calabria
Pubblicato da in - Riflessioni Bibliche ·
LA PREGHIERA CHE GESU' NON FECE

“Credi tu forse ch'io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in quest'istante più di dodici legioni d'angeli?” (Matteo 26:53)

Sul tema “preghiera” sono stati versati oceani d’inchiostro. Tanti sono i libri che trattano l’argomento, la sua importanza, i suoi vari aspetti, ed ogni buon credente sa che non se ne può fare a meno. C’è un solo problema: tutti ne parliamo molto, ma la pratichiamo poco! Alle volte nell’affermare che bisogna “praticare il non oltre quel ch’è scritto” (I Cor. 4:6), dimentichiamo che il versetto non è soltanto un invito a “combattere strenuamente per la fede, che è stata una volta per sempre tramandata ai santi” (Giuda 1:3), ma anche e soprattutto un’esortazione a fare, in modo pratico, le cose che sono gradite al Signore. Una di queste è: “Non cessate mai di pregare” (I Tess. 5:17). Con tutto il rispetto per quanti si sono cimentati nell’arduo compito di trattare un argomento di tale rilevanza, crediamo che il più autorevole in materia sia Colui che disse: “Voi dunque pregate così” (Matt. 6:9). Il Signore Gesù ci ha lasciato un modello perfetto da seguire. Uno teorico che se seguito con attenzione, ci assicura la risposta celeste: “…Fa' orazione al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Matt. 6:6). Ma anche uno pratico. Il Maestro si distingueva, tra le altre cose, per una profonda vita di preghiera. Gesù pregò all’inizio del Suo ministerio terreno, pregò per la scelta dei Suoi discepoli, pregò prima di compiere miracoli, pregò nell’ora buia del Getsemani, pregò mentre sul duro legno della croce donava la Sua vita per l’umanità, e continua a vivere per intercedere per noi.
C’è però nella Scrittura una preghiera che Gesù non fece. Il testo ci dice che avrebbe potuto farla e sarebbe stata “esaudita”. Migliaia di angeli sarebbero venuti a combattere con e per Lui, ma Gesù non la pronunciò. Crediamo che i silenzi di Dio siano altrettanto eloquenti quanto il Suo esempio nel pregare e in ogni modo istruttivi. Diciamo pure la verità: quante preghiere vengono elevate a volte inutilmente, perché dettate forse dall’egoismo, dal sentimentalismo, dalla superficialità, dalla mancanza di arrendimento, dalla superbia. La preghiera che Gesù non fece getta luce su importanti verità spirituali che a volte trascuriamo.
Prima di tutto la preghiera che Gesù non fece è una lezione sul perdono.
“Credi tu forse ch'io non potrei…?”. Egli poteva e ne aveva il diritto eppure mise da parte la spada delle Sue possibilità nel fodero del Suo perdono e della Sua pazienza, allo stesso modo in cui lo richiese da Pietro. Quanti credenti vivrebbero molto più serenamente se imparassero questa verità che l’apostolo Paolo ispirato dallo Spirito Santo ribadirà
qualche anno più tardi: “Non fate le vostre vendette, cari miei” (Rom.12:19). Quanti dolori sarebbero risparmiati alla Chiesa del Signore se tutti imparassimo a patire piuttosto qualche torto, qualche danno (cfr.I Cor. 6:7).
Quale consolazione se nel momento in cui stiamo per offrire la nostra “offerta”, ricordandoci che il nostro fratello ha qualcosa contro di noi, invece di dire con aria da iperspirituali: “Anche se non lo saluto, io l’ho perdonato”, seguissimo invece i suggerimenti della Scrittura:
“Lascia quivi la tua offerta dinanzi all'altare, e va' prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta” (Matt. 5:24). Quante volte per rivendicare i nostri diritti non ci
rendiamo conto d’appartenere al novero di coloro che “cercano il loro proprio; non ciò che è di Cristo Gesù” (Filipp. 2:21).
In secondo luogo la preghiera che Gesù non fece è una lezione sull’arrendimento. Il versetto 54 recita: “Come dunque si adempirebbero le Scritture, secondo le quali bisogna che così avvenga?”.
La versione Diodati traduce così: “Come dunque sarebbero adempiute le Scritture, [le quali dicono] che conviene che così avvenga?”. È strano che la Scrittura parli di convenienza in una circostanza come quella del nostro testo, ma non è forse vero che anche noi credenti più volte abbiamo realizzato “che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio” (Rom. 8:28), anche quando non abbiamo compreso subito il perché di determinate situazioni avverse?
Infine la preghiera che Gesù non fece è una lezione sulla solitudine.
C’è una stretta relazione tra la domanda di Gesù a Pietro e il versetto 56: “Allora tutti i discepoli, lasciatolo, se ne fuggirono”. La scelta per Gesù era rappresentata o dalla compagnia di dodici legioni d’angeli, che avrebbe comportato la vicinanza anche dei Suoi discepoli, oppure la decisione di rimanere da “solo” nella volontà del Padre.
La preghiera che Gesù non fece ci aiuti a capire, come disse un noto predicatore, che la potenza della Pentecoste è potenza per rimaner da soli.  

Enzo Labate





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