Archivio - Adi Reggio Calabria

ADI - ASSEMBLEE DI DIO IN ITALIA
Chiese Cristiane Evangeliche
Reggio Calabria
Vai ai contenuti

Vuoi davvero avere a che fare con l’OLIO?

Adi Reggio Calabria
Pubblicato da in - Riflessioni Bibliche ·
Vuoi davvero avere a che fare con l’OLIO?

"Allora lei andò e riferì tutto all’uomo di Dio, che le disse: ‘Va’ a vender l’olio e paga il tuo debito; e di quel che resta sostèntati tu e i tuoi figli’"
II Re 4:7

INTRODUZIONE
È proprio un episodio adatto, anche se non è l’unico, a chi vuole avere a che fare con l’olio. La domanda sembra inutile, ma a riflettere bene forse non lo è: vogliamo davvero avere a che fare con lo Spirito Santo? Vogliamo davvero stabilire con Lui un rapporto degno di una persona divina? Desideriamo davvero considerarLo così come ce lo presenta la Scrittura, una persona e non una mera energia, il Consolatore e non soltanto una consolazione, Dio che ha preminenza e signoria oppure soltanto “un elemento” che serve per riempire il vuoto di una vita affascinata dalla possibilità di vedere verificarsi cose straordinarie? È il Sovrano da seguire e da cui essere usati o “una risorsa” a cui ricorrere al bisogno o anche “uno strumento” da usare secondo le necessità? Vi sono nella Bibbia diversi episodi nei quali l’elemento dell’olio è preminente. Se vogliamo davvero avere a che fare con l’olio, perché è un’opzione che ci viene offerta, una scelta di fede e di vita che possiamo e che non necessariamente dobbiamo compiere, occorre considerare in almeno tre di questi episodi un’evidente concomitanza. Assieme all’olio compare sempre almeno un altro elemento che indica l’attitudine da coltivare se si vuole avere a che fare davvero con l’olio, se lo si vuole vedere scorrere e fluire in maniera abbondante. Per i credenti si tratta di attitudini, semplici disposizioni del cuore, che determinano quella condizione che permette allo Spirito di Dio di essere presente e operante.

DEBITORI
Una donna che era diventata povera, che aveva esaurito tutte le sue risorse. Non aveva più nulla, era vedova e con dei figli. Viveva dunque in una condizione di estrema indigenza, aggravata dal fatto che suo marito era deceduto. Quella che probabilmente era l’unica fonte di reddito della famiglia era venuta meno, anche se l’uomo faceva parte di una scuola dei profeti: “Una donna, moglie di uno dei discepoli dei profeti, si rivolse a Eliseo e disse: ‘Mio marito, tuo servo, è morto; e tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Il suo creditore è venuto per prendersi i miei due figli come schiavi’” (4:1). Come se non bastasse questa situazione era resa ancora più difficile perché il marito della donna aveva contratto dei debiti, che non era riuscito ad estinguere prima della morte. Ora questo passivo nel bilancio famigliare era diventato il suo debito, della donna (notare, “… paga il tuo debito…” – v. 7), ma siccome ella non poteva saldarlo, il creditore avrebbe ridotto in schiavitù i suoi figli a mo’ di compensazione, vista l’impossibilità di restituire le risorse ricevute in prestito. Chi vuole davvero avere a che fare con l’olio, con la persona e l’opera dello Spirito Santo e con l’abbondanza dell’olio: “Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: ‘Portami ancora un vaso’. Egli le rispose: ‘Non ci sono più vasi’. E l’olio si fermò” (4:6), cioè con la pienezza dello Spirito Santo, non può riconoscersi creditore, ma debitore! Abbiamo il debito più grande, quello del peccato: “Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori” (Matteo 6:12) e se siamo salvati siamo peccatori che hanno visto e vedono ancora i loro debiti saldati per grazia. Abbiamo un debito di riconoscenza verso Dio: “Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti” (Matteo 18:24). Abbiamo un debito di amore verso il popolo di Dio: “Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge” (Romani 13:8). Abbiamo un debito di passione per le anime perdute: “Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti” (Romani 1:14). Questo è lo stato “normale” dei credenti, che a volte viene ignorato. Si può far finta di non esserlo, ma questo siamo: poveri e debitori, perché ricchi possiamo esserlo soltanto in Cristo Gesù. Per quella vedova questa fu la chiave che le permise di vedere le sue risorse moltiplicate, il suo olio abbondare e il suo debito estinto. Infatti, proprio sotto la pressione di questa condizione si recò dal profeta Eliseo. Proprio da questa dolorosa, antipatica e spiacevole circostanza nacque il suo riscatto, una situazione di cui prese semplicemente atto, non se la nascose, non la simulò e nemmeno la ignorò, ma la valutò per ciò che effettivamente era: una realtà debitoria! Seguirono altre azioni: riconobbe ciò che aveva (4:2); prese dei vasi vuoti (v. 3); chiuse la porta (v. 4); mostrò ubbidienza al profeta (v. 5); esercitò la fede (v. 6), perché credeva che l’olio non si sarebbe fermato, ma tutto ciò non sarebbe avvenuto se non avesse onestamente riconosciuto e affrontato la realtà: aveva dei debiti! Il problema è riconoscere il debito e decidere come lo si vuole pagare: con la propria miseria o con le risorse provviste dall’olio! I debiti in sospeso non li possiamo pagare se non con l’olio che viene dal Signore, con le risorse della persona, dell’opera, della potenza e della pienezza dello Spirito Santo. L’olio scorre per i debitori, non per i creditori che pensano sempre di dover ricevere.

VUOTI
“Il Signore disse a Samuele: ‘Fino a quando farai cordoglio per Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni più sopra Israele? Riempi d’olio il tuo corno e va’; ti manderò da Isai di Betlemme, perché mi sono provveduto un re tra i suoi figli’ … Allora Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno lo Spirito del Signore investì Davide. Poi Samuele si alzò e se ne tornò a Rama” (I Samuele 16: 1, 13).
Un corno pieno d’olio è molto più che un vasetto d’olio: “Allora Samuele prese un vasetto d’olio, lo versò sul capo di lui, baciò Saul e disse: ‘Il Signore non ti ha forse unto perché tu sia capo della sua eredità?’” (I Samuele 10:1). Il vasetto d’olio è per Saul, ma il corno pieno d’olio è per Davide. Saul è il re secondo il cuore dell’uomo, secondo la visione terrena delle cose, frutto delle possibilità umane; Davide è il re secondo il cuore di Dio, frutto dell’elezione divina, vale a dire la grazia; perciò la misura è diversa, quella del vasetto d’olio è la misura umana, il corno pieno, traboccante d’olio è l’abbondante misura divina. Perché l’olio sia versato noi dobbiamo essere svuotati. Spesso il corno rimane pieno e l’olio non scorre perché i recipienti sono ancora pieni d’altro. Ciò succede quando permane un certo compiacimento di sé, per ciò che si è, per i traguardi raggiunti, per i successi ottenuti, per ciò che siamo in grado di fare, per le capacità che possediamo, per le risorse di cui disponiamo, per i mezzi e gli strumenti di cui siamo in possesso: è compiaciuto Samuele quando scrive il testo ispirato di I Samuele 16, versetto 12: “Isai dunque lo mandò a cercare, e lo fece venire. Egli era biondo, aveva dei begli occhi e un bell’aspetto. Il Signore disse a Samuele: ‘Àlzati, ungilo, perché è lui’”; si compiace il giovane con Saul al versetto 18: “Allora uno dei giovani prese a dire: ‘Ho visto un figlio di Isai, il Betlemmita, che sa suonare; è un uomo forte, valoroso, un guerriero, parla bene, è di bell’aspetto e il Signore è con lui’”, ma non è la stessa opinione che di Davide hanno in famiglia: “Poi Samuele disse a Isai: ‘Sono questi tutti i tuoi figli?’. Isai rispose: ‘Resta ancora il più giovane, ma è al pascolo con le pecore’” (v. 11/a). È il più giovane, deve fare il lavoro più umile e disprezzato, dietro alle pecore, che erano finanche poche. Il disprezzo più risentito lo nutriva per lui il fratello maggiore, il primogenito: “Eliab, suo fratello maggiore, avendo udito Davide parlare a quella gente, si accese d’ira contro di lui e disse: ‘Perché sei sceso qua? A chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io conosco il tuo orgoglio e la malignità del tuo cuore; tu sei sceso qua per vedere la battaglia’” (I Samuele 17:28). Per governare su Israele, per diventare re, Davide aveva bisogno della delega del Re dei re. Ciò che era, le sue qualità, il suo valore, tutto risultava indubbiamente positivo, ma insufficiente per il ruolo che doveva assumere: era indispensabile l’unzione! Ogni altra virtù era nulla rispetto all’unzione di Dio! Finché non impariamo a disprezzare quello che siamo e quello che abbiamo, non riceveremo l’unzione che ci manca, perché le qualità, i talenti, le capacità, i mezzi e gli strumenti umani possono essere utili nell’ambito delle cose naturali, il leone e l’orso per parlare di Davide, ma per le cose soprannaturali, il gigante Goliat e gli affari del regno d’Israele, sono indispensabili quelle soprannaturali: non si può pensare di regnare senza l’unzione: “Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8). Quando Davide fu unto non perdette le sue qualità: rimase “biondo, aveva dei begli occhi e un bell’aspetto … un uomo forte, valoroso, un guerriero, parla bene … e il Signore è con lui”, ma tutto questo è insufficiente rispetto al governo che avrebbe dovuto assumere sul popolo di Dio! Se vogliamo avere a che fare con l’olio dobbiamo essere svuotati di noi stessi, per essere riempiti di Spirito Santo e di potenza, indispensabile per vedere compiersi le opere soprannaturali di Dio!

MANSUETI
“Infatti così dice il Signore, Dio d’Israele: ‘La farina nel vaso non si esaurirà e l’olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il Signore manderà la pioggia sulla terra’”(I Re 17:16).
Un’altra abbondante provvigione d’olio per la vedova di Sarepta, costante, che dura nel tempo, nelle difficoltà e nella prova della penuria e della scarsità, finché la carestia non fosse passata. Come si spiega la costante disponibilità di questa misura d’olio che rimane immutata nel tempo e non diminuisce, cosa c’era all’origine in questo caso? “Elia le disse: ‘Non temere; va’ e fa’ come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me, e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio’” (17:13). Occorre notare le parole del profeta “fanne prima” e non “fanne soltanto una piccola focaccia” … non solo, ma “fanne prima una piccola focaccia per me”. Dio non è crudele, a Dio il primo posto Gli spetta, non lo usurpa, non se ne appropria in maniera illegittima scalzando gli altri, Egli lo merita! Non vuole l’esclusiva nella nostra vita, ma soltanto la precedenza, Egli viene prima di noi stessi, prima dei nostri interessi personali, prima dei nostri affetti, “poi ne farai per te e per tuo figlio”. Vi sono cose importanti, ma Lui e le realtà spirituali del Suo regno sono semplicemente più importanti. Non chiede in realtà il sacrificio, ma l’offerta e nemmeno grande, ma piccola. La chiave è in quel “me”, “fanne una piccola focaccia per me”. La nostra attenzione non deve essere concentrata sull’olio, ma sul profeta, quello con la P maiuscola, Gesù, il dispensatore dell’olio. Non la concentrazione sul dono, ma sul donatore, non su ciò che deve essere dispensato, perché certamente lo sarà, ma su Colui che lo dispensa. Deve avere la precedenza e poi si vedrà l’olio abbondare, perché soltanto allora l’effusione avrà luogo. La priorità, il primo posto il Signore lo merita prima della distribuzione dell’olio come lezione indispensabile da ricordare anche dopo l’effusione. Dio rimane supremo prima e dopo che l’olio è fluito. Non si può pensare che occorre la dipendenza per riceverlo e una volta ripieni se ne può fare a meno perché la pienezza è automatica. Un battesimo, ma più pienezze, fino ad una pienezza costante: “E non v’inebriate di vino; esso porta alla dissolutezza; ma siate ripieni dello Spirito!” (Efesini 5:18 – Versione Riveduta). Se desideriamo davvero avere a che fare con l’olio bisogna essere mansueti, sottomessi alla volontà di Dio: “Non siate come il cavallo e come il mulo, che non hanno intelletto, la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano!” (Salmo 32:9). La docilità, la mitezza e non la durezza, l’ottusità è stata la virtù che Gesù ha praticato e che Gli ha permesso di vedere il frutto abbondante di tante anime strappate al peccato e all’inferno: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca” (Isaia 53:7). “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta” (Luca 22:42).

Eliseo Cardarelli
/ Fede e Conoscenza, Istituto Biblico Italiano



ADI - ASSEMBLEE DI DIO IN ITALIA
Chiese Cristiane Evangeliche
Reggio Calabria
SEGUICI SU
Copyright 2017 ADI Reggio Calabria - All Right Reserved
CONTATTI
Via San Giuseppe, 36 - Reggio Calabria
Via Santa Lucia al parco, 13 - Reggio Calabria
Via Nazionale, 12 - Traversa L - Pellaro RC
Telefono:3478265644
enzolabate@tiscali.it

Torna ai contenuti